Partecipazione politica nei siti di social network - Come diverse culture civiche giovanili abitano la rete

Partecipazione politica nei siti di social network - Come diverse culture civiche giovanili abitano la rete

Partecipazione; social networks; web 2.0; culture civiche; culture giovanili

Abstract: A partire dai risultati di una ricerca qualitativa, il paper analizza le forme di partecipazione politica e proto-politica nei SNS, e i significati di queste pratiche nelle culture giovanili. Se da più parti si guarda al web 2.0 come risorsa per promuovere la partecipazione politica giovanile, dai focus e dall’osservazione emergono non solo una varietà di pratiche partecipative ma anche una loro distribuzione tutt’altro che omogenea fra i giovani. I giovani abitano i SNS in modi differenti e si impegnano in forme di produzione culturale diverse a seconda del grado di inclusione digitale (Livingstone, 2009) – il livello di literacy e incorporazione della cultura convergente (Jenkins, 2006) – e della cultura civica di appartenenza (Dahlgren, 2009). Si osservano quindi culture di attivismo politico e mediattivismo, le cui pratiche online incarnano i processi di individualizzazione e trasformazione della partecipazione politica verso forme non convenzionali come i movimenti single issues, il consumerismo, e la politica lifestyle; ma anche culture del disimpegno che si esprimono in usi ludici dei SNS (oltre agli usi relazionali e identitari condivisi) e che sembrano sprovviste di quel livello minimo di ‘public connection’ (Couldry et al., 2007) riconosciuta come condizione imprescindibile per la partecipazione civica e politica.

Introduzione

Le radici della progressiva disaffezione per le forme tradizionali della partecipazione politica, che si accompagna all’emergere di pratiche di partecipazione non convenzionale, si collocano al cuore stesso dei mutamenti socio-culturali caratteristici della società delle reti: i processi di individualizzazione (Beck, 2000) e frammentazione sociale che promuovono una relazione personalizzata con la società e le istituzioni; l’emergere di nuove forme di socialità che hanno al centro l’individuo e il progetto riflessivo del sé (Giddens, 1991), secondo un modello di individualismo in rete (Castells, 2001) che trova un supporto materiale nelle forme di comunicazione mediata al computer. Le spinte alla de-tradizionalizzazione e all’individualizzazione, rafforzate anche dalle concomitanti trasformazioni del mercato del lavoro (Beck, 2000; Bennett, 1998), producono una cultura uncivic, vale a dire forme di associazione e partecipazione a partire dalla condivisione di campagne mono-tematiche e preoccupazioni relative agli stili di vita e al progetti biografici individuali. Una privatizzazione della stessa partecipazione, alimentata anche dalla “rivoluzione nella comunicazione personalizzata, uno a uno” (Bennett, 1998: 745).
Se da un lato i nuovi media sostengono la diffusione del “networking personalizzato” (Wellman 2001) come forma dominante di legame sociale, dall’altro questo stesso ambiente mediale promuove una “cultura convergente” (Jenkins, 2006) che sposta e trasforma i confini fra produzione e consumo di prodotti mediali. Soprattutto negli ambienti web 2.0, gli utenti si trovano a essere in misura crescente co-produttori di contenuto, sia perchè trasformano i prodotti mediali attraverso la loro condivisione e manipolazione, sia perchè producono in autonomia veri e propri contenuti user generated. Si pensa che simili pratiche creative “dal basso”, oltre ad alterare la relazione fra i consumatori e le industrie culturali, possano rinnovare la relazione con le istituzioni e la politica (Jenkins, 2006), incoraggiando nuove forme di partecipazione civica e mediale (Bennett, 2008).
Come dimostrano recenti ricerche empiriche (Smith, 2009, Purcell et al., 2010), sono in crescita sia gli usi politici del web sia la categoria dei cosiddetti “utenti politici”, che vanno online per informarsi, ma anche per condividere opinioni, e per impegnarsi in attività di partecipazione on- e offline. Pratiche di partecipazione non-convenzionale proprie dei movimenti sociali, dalle petizioni alle campagne single issue, alle proteste e manifestazioni, si diffondono al di là dei gruppi ristretti di attivisti attraverso il passaparola nei siti di social network (SNS). Il Popolo Viola, nato all’indomani del No-Berlusconi Day il 5 Dicembre 2009, continua a usare Facebook non solo per coordinare le mobilitazioni offline, ma anche per costruire un’identità collettiva attraverso il consumo e la condivisione di specifici prodotti culturali nel social network.
È a partire da esempi come l’uso dei SNS nella campagna elettorale di Obama e l’esperienza del Popolo Viola che si guarda ai social media come a un possibile rimedio per la disaffezione giovanile nei confronti della politica. Le ricerche sin qui condotte, tuttavia, presentano risultati contraddittori: se per alcuni internet è da considerarsi una risorsa efficace nel mobilitare persone disinteressate alle forme tradizionali di partecipazione politica, altri al contrario evidenziano la capacità di intercettare online solo i giovani già interessati alla vita politica, con l’effetto di rafforzare il divario fra chi partecipa e chi no (Livingstone et al., 2007).
Molti interrogativi sull’uso dei SNS come risorse per la partecipazione politica restano ancora largamente inesplorati. Che significati vengono attribuiti ai contenuti politici e proto-politici nei SNS; che relazione esiste fra le forme emergenti di partecipazione online e la partecipazione offline; per quale motivo gli usi politici dei social media sono distribuiti in modo disomogeneo nella popolazione giovanile e quali fattori contribuiscono a modellare le esperienze d’uso della rete favorendo o inibendo le forme di partecipazione online; queste sono alcune delle domande da cui ha preso avvio il lavoro qui presentato.
Gli usi politici dei SNS vanno contestualizzati nella vita quotidiana dei giovani e nelle culture giovanili, all’interno delle quali le diete transmediali e le reti dei pari hanno sempre maggiore importanza. In tal senso ci sembra utile adottare il concetto di “culture civiche” di Dahlgren (2009), e analizzare le pratiche di partecipazione (proto-)politica online mettendole in relazione con i sistemi di conoscenze, valori, significati, luoghi e pratiche attraverso cui i giovani cittadini costruiscono identità condivise e culture di internet che promuovono o inibiscono la partecipazione politica on- e offline.
L’oggetto di studio e la prospettiva d’analisi scelta hanno incoraggiato l’adozione di una metodologia di tipo qualitativo capace non solo di stimolare la riflessività degli intervistati (Couldry & Markham, 2007), ma anche di far emergere i processi di costruzione collettiva di significati condivisi e di un “noi” che stanno alla base delle culture civiche. Lo strumento più appropriato è sembrato quindi il focus group, in particolare nella variante dei gruppi naturali (Gamson, 1992), dal momento che la politica costituisce un argomento sensibile, di cui si tende a discutere in ambienti familiari e con persone conosciute (Dahlgren, 2009: 89). Attraverso un campionamento a scelta ragionata sono stati individuati 8 gruppi naturali, fra loro diversi per background socio-culturale, per esperienze di socializzazione alla politica e di partecipazione, e per inclusione digitale e grado di incorporazione di internet nella vita quotidiana. In sintesi la composizione di ciascun gruppo è stata la seguente

Tabella I: campione
Gruppi n. participanti età Genere città
Itis (itis) 5 18-19 5 ragazzi Torino
Centro di aggregazione giovanile (CAG) 5 15-17 3 ragazzi, 2 ragazze Milano
Unione degli Studenti (UDS) 4 18-19 3 ragazzi, 1 ragazza Milano
Collettivo studentesco (coll) 3 16-18 3 ragazzi Milano
Studenti universitari (univ) 7 22-25 6 ragazze, 1 ragazzo Torino
Studenti universitari (univ) 6 23-25 6 ragazze Torino
Studenti universitari (univ) 3 22-23 3 ragazzi Torino
Giovani Comunisti + Libera (g.com) 4 20-24 3 ragazze, 1 ragazzo Milano

Diverse culture civiche giovanili

L’interesse e la motivazione a partecipare alla vita sociale e politica sono fortemente connessi con una varietà di fattori. Il background culturale di origine, la socializzazione politica, il grado di “connessione pubblica mediata” (Couldry et al., 2007), la percezione di efficacia politica e la fiducia nelle istituzioni politiche concorrono tutti a determinare l’adesione dei giovani a due modelli prevalenti di cittadinanza: la “cittadinanza come dovere” e la “cittadinanza come pratica” (Bennett, 2008: 14).
Il primo e principale contesto di socializzazione politica, e quindi la prima fonte di motivazione, o, all’opposto, di disinteresse a partecipare, è rappresentato dalla famiglia. Segue l’importanza delle reti dei pari: quando l’interesse politico viene condiviso all’interno delle reti sociali di appartenenza, alimenta legami di amicizia e si radica in luoghi, pratiche e identità collettive, si delineano culture civiche che praticano la cittadinanza attraverso diverse forme e gradi di partecipazione .
Fortemente legata ai contesti sociali di appartenenza e, insieme, alle diete mediali di riferimento è una precondizione della partecipazione politica, vale a dire quell’orientamento verso il mondo sociale e le questioni di carattere pubblico definito public connection (Couldry et al., 2007). Dal momento che le conversazioni politiche informali, attraverso cui le culture civiche e i modelli di identità vengono negoziati e definiti, sono alimentate dalla discorsivizzazione e rielaborazione dei contenuti dei news media, possiamo sostenere che la connessione alla società è, per i nostri intervistati, essenzialmente “mediata” (ibi). Viceversa, i gruppi che tendono a dichiararsi più disinteressati alla politica e disconnessi dalle questioni sociali sono anche quelli che riportano livelli minimi di consumo di informazione .
La scarso interesse per le questioni che “non ci toccano personalmente” (m, 17, CAG, MI) si accompagna a sfiducia nelle istituzioni e in particolare alla percezione di non essere politicamente efficaci (Livingstone, 2009). La mancanza di partecipazione, quindi, non è semplicemente frutto di indifferenza: a volte mancano le risorse socio-culturali e le opportunità per agire a livello sociale e politico. L’inefficacia politica è strettamente correlata al modello di cittadinanza di riferimento: chi aderisce all’idea della cittadinanza come un dovere si sentono meno legittimati a “dire la loro”, e più lontani da opportunità di essere coinvolto in azioni collettive.
All’opposto troviamo l’idea della cittadinanza come una pratica da agire nei contesti di vita quotidiana attraverso la definizione di repertori di azione che includono anche forme non convenzionali di partecipazione politica: la maggior parte dei gruppi qui intervistati condivide una concettualizzazione ampia e inclusiva della partecipazione come “cittadinanza attiva” (f, 25, univ, TO), una “cittadinanza da movimento sociale” (Bennett, 2008: 8). È all’interno di questa prospettiva, come vedremo, che internet diventa una risorsa di mobilitazione.
In sintesi, i giovani sembrano articolare diverse culture civiche, con i relativi modelli di cittadinanza, a partire dalle proprie esperienze e delle proprio reti di relazione. In ultima analisi, per lo meno nel nostro campione, anche l’età sembra giocare un ruolo importante nel modellare il senso di “connessione pubblica” e il livello di partecipazione: mentre gli adolescenti tendono a riconoscersi come generazione “disinteressata alla politica” (m, 17, coll, MI), con l’eccezione di chi è attivamente impegnato in forme di partecipazione non convenzionale, i giovani adulti mostrano un’attenzione maggiore per le questioni pubbliche a prescindere dalle esperienze individuali o collettive.

Internet e la partecipazione politica

Internet è una risorsa informativa di crescente importanza , ma anche supporto di forme di partecipazione online e di mobilitazioni offline. Gli usi politici di internet sono plasmati a partire dalla culture civiche offline, che ne costituiscono una pre-condizione; ma anche dalle culture di internet, vale a dire dal grado di inclusione digitale e dal ruolo di internet all’interno della cultura civica di appartenenza. In altre parole differenze nell’uso di internet e, soprattutto, nel cogliere le opportunità civiche e politiche della rete (Livingstone & Hellsper, 2008) si radicano in diversi modelli di incorporazione di internet nella vita quotidiana e in differenti culture digitali, non solo in diverse culture civiche.
Dai gruppi naturali emerge una conferma dell’ipotesi per cui internet sarebbe meno efficace dei media tradizionali nel coinvolgere i giovani disinteressati e disconnessi. Internet è un medium di connessione pubblica soprattutto per quanti hanno già diete mediali articolate, dove la rete si combina all’informazione a stampa e televisiva. In particolare, usi più sofisticati della rete, come la creazione di percorsi di navigazione a partire da una costellazione di blog e di media non mainstream, sono positivamente correlati sia con il grado di alfabetizzazione digitale, sia con la frequenza d’uso di internet.
Le culture civiche di appartenenza, combinate a specifiche culture digitali, alimentano anche altre pratiche di partecipazione online, come l’uso di mailing list come strumento di coordinamento delle attività del gruppo, e di informazione e promozione di iniziative all’esterno; e la creazione di blog e siti web per informare e mobilitare i “pubblici connessi” (Ito, 2008). Queste pratiche di “mass self-communication” (Castells, 2007) restano però limitate a gruppi di attivisti in collettivi studenteschi, associazioni della società civile, partiti politici; si inseriscono, cioè, nel repertorio comunicativo con cui definiscono le proprie identità e con cui agiscono nel locale.

La partecipazione nei SNS

I siti di social network sono il luogo dove, a partire dalla costruzione di un profilo personale, mantenere e rafforzare i legami con la propria “rete sociale estesa” (boyd & Ellison 2007: 11).
Di fronte a un’evidente prevalenza degli usi di tipo relazionale, espressivo-identitario, e ludico, trovano spazio e visibilità in Facebook anche contenuti di carattere politico o proto-politico, che richiedono agli utenti una qualche forma di partecipazione.
Un primo nucleo di usi non immediatamente riconducibili alle finalità di networking proprie della piattaforma sono gli usi informativi: Facebook diventa un news medium che alimenta il senso di “connessione pubblica” e trasforma il consumo di notizie in una pratica condivisa e partecipata all’interno delle proprie cerchie sociali. Se è vero che il consumo di informazione, al pari di ogni altro contenuto mediale, non è mai una pratica individuale che si esaurisce quando si chiude il quotidiano, si spegne la tv o il computer, la specificità dei SNS è, in primo luogo, il fatto che la rielaborazione collettiva delle news avviene a prescindere dalla condivisione di una prossimità fisica; e che il commento, la manipolazione delle notizie, il ricorso a fonti non mainstream, trasformano la stessa notizia in un contenuto “dal basso”, co-prodotto dai fruitori stessi. Infine le reti sociali nei SNS funzionano come “filtro” (Purcell, 2010), prima “scrematura” (f, 23, g. com, MI) che permette di reperire in modo facile e veloce informazioni in linea con i propri interessi e orientamenti politici. La disponibilità di notizie “su misura” già selezionate da persone “di cui mi fido” (f, 24, g. com, MI) rimedia in alcuni casi i blog.
Gli usi informativi di Facebook rappresentano, in quanto forme di “connessione pubblica mediata”, una condizione per pratiche di partecipazione civica o politica nel SNS. I contenuti (proto-)politici sono infatti variamente interpretati e inclusi o esclusi dalle pratiche d’uso di Facebook in relazione sia all’interesse per la politica e le questioni di carattere pubblico, sia alla cultura digitale di riferimento. Per i gruppi più distanti dalla politica e più giovani contenuti (proto-)politici nella forma di gruppi, pagine, o cause e petizioni hanno tutt’al più un valore ludico, quando non sono ritenuti noiosi, o comunque alieni dalle proprie pratiche di comunicazione nel SNS. L’appartenenza a gruppi di questo tipo viene considerata come una forma di costruzione identitaria secondo un modello di “identity as display” (Livingstone, 2008) in cui non si riconoscono.
Per alcuni giovani, invece, gruppi e cause riguardanti specifiche tematiche inerenti agli stili di vita (come l’ambientalismo, la sostenibilità ecc. ecc.) diventano supporto di identità collettive e luogo di scambio di informazioni e socialità. In questo caso Facebook è una risorsa per rafforzare identità stabilite offline; nonostante il modello identitario sia qui “per connessioni” (ibi) con persone e temi vicini, tuttavia tali luoghi non sedimentano identità civiche condivise e non mobilitano azioni collettive. L’adesione ai gruppi viene vissuta come esperienza privata, fortemente connessa con il proprio stile di vita.
A conferma del forte legame fra identità politiche online e offline, i giovani attivisti di partiti, movimenti e associazioni usano Facebook in modo più attivo, come ulteriore luogo dove radicare l’identità collettiva per mobilitare e aggregare altri giovani. Facebook viene integrato nel repertorio comunicativo di questi soggetti collettivi, ma la sua efficacia viene variamente vissuta da ciascuno.
Infatti tutti gli intervistati rimarcano la forte criticità della partecipazione nei SNS, che consiste nel suo carattere “effimero” (m, 17, coll, MI), nel suo essere troppo facile e non impegnativa, spesso nel suo isolamento da forme di partecipazione concreta (“non è vera partecipazione” f, 24, g. com, MI).
La sua efficacia però viene percepita in modo diverso a seconda della cultura digitale di appartenenza. Alcuni giovani, infatti, credono nelle potenzialità di Facebook come mezzo per promuovere interesse nella politica, coordinare forme di mobilitazione offline e colmare il gap di partecipazione caratteristico delle nuove generazioni: sono “metodi di aggregazione nuovi” (m, 19, UDS, MI) che possono efficacemente sostituire forme di comunicazione e partecipazione ormai percepite come obsolete quali volantini, assemblee, fanzine, ecc. Come il Popolo Viola o la manifestazione del Primo Marzo hanno dimostrato, Facebook può effettivamente aggregare e fornire un’identità collettiva a chi non si riconosce ancora in culture civiche pre-esistenti: ci sono culture civiche che restano latenti offline, perché non ancora dotate di simboli, pratiche, luoghi e identità condivise ma che trovano online il luogo per costruirle.
Chi invece appartiene già a culture civiche fortemente consolidate offline, perché radicate in forme di partecipazione sia convenzionale (partiti) sia de-istituzionalizzata (movimenti, collettivi, associazioni), continua a considerare le nuove forme di partecipazione online come parziali e provvisorie quando non si radicano in relazioni sociali pre-esistenti offline, o non si consolidano offline in nuove culture civiche.
In sintesi, quindi, Facebook è il supporto di identità politiche già formate o il luogo dove identità frammentate si ricompongono nella condivisione di campagne monotematiche e danno vita a mobilitazioni offline. La capacità di alimentare senso di appartenenza partecipazione è tuttavia non generalizzabile, fortemente legata alla issue stessa, il più delle volte destinata a restare una forma di “partecipazione leggera” online.

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