Massoneria E Rosa - Croce D'Oro

Massoneria E Rosa - Croce D'Oro

Nel XVIII secolo, come diceva Paul Valèry, "il ruolo sociale e politico dell'occulto diventò immenso". Le sette, le società esoteriche, le logge si moltiplicarono. Le cause erano numerose: l'affermazione di una borghesia colta o arricchita accanto a un'aristocrazia ancora viva; l'affermazione di questa stessa aristocrazia di fronte a un potere oppressivo principesco o regale; la sete di conoscenza e la delusione di fronte all'immobilismo delle ortodossie; l'esaItazione del sentimento religioso, inibito dal razionalismo ora trionfante; un gusto onnipresente del soprannaturale, delIa mitologia, di cui fanno ancora fede le architetture, i giardini, i labirinti, le piramidi dei parchi e dei loro padiglioni.

Tutte queste aspirazioni si concentravano, negli innumerevoli sistemi massoni che fiorivano in Inghilterra, in Francia, in Germania. La Massoneria speculativa occupava, nel XVIII secolo, il posto occupato dalla Rosa-Croce nel XVII. Si è molto discusso sulle origini della Massoneria e sull'eventuale influenza dei Rosa-Croce su di essa. Il quesito è stato praticamente risolto quando gli storici si sono resi conto che era impossibile riuscire a individuare, nel secolo precedente una Fratellanza della Rosa e della Croce che avesse potuto fungere da antenata ai sistemi massonici. Non può esservi stata filiazione diretta tra Rosa Croce e massoni perché i Rosa-Croce non hanno mai costituito una società coerente e permanente.

Però, anche se i legami sembrano molto tenui, a livello d'organizzazione, essi appaiono, invece, molto più importanti quando ci si riferisce alla simbologia e alla spiritualità. Qualsiasi lettore di una storia della Massoneria rimarrebbe colpito dalla ricorrenza delle allegorie rosacrociane nelle leggende, attraverso le quali gli storici delle logge massoniche hanno interpretato a loro vantaggio il passato. I Rosa-Croce costituivano, come i Templari, la necessaria piattaforma di rilancio tra i cabalisti e il presente massonico. Un manoscritto di Strasburgo del 1760 affermava, per esempio che i "canonici del Santo Sepolcro erano i Rosa-Croce fissati a Gerusalemme. Negli innumerevoli riti tra i quali la Massoneria si disperse, per tutto il XVIII secolo, troviamo sempre presente la leggenda rosacrociana: nella Stretta Osservanza Templare, fondata nel 1751 dal barone Charles de Hund; intorno a Jean Baptiste Willermoz e nella Massoneria lionese, esisteva un rituale di "Gran Maestro dell'Aquila nera Rosa-Croce" nel Capitolo dei Cavalieri dell'Aquila nera fondato nel 1763 a Lione dai fratelli Willermoz; presso gli Illuminati di Baviera, società segreta fondata nel 1776 a Ingolstadt da Adam Weishaupt, alla quale si affiliarono Herder e Goethe. Sintesi storiche assai diffuse, enciclopedie e dizionari molto venduti propinavano racconti drammatici, quanto immaginari della storia della fratellanza della Rosa e della Croce. E' difficile immaginare una tale proliferazione di pubblicazioni oggi dimenticate, ma basti citare l'illustre Storia della filosofia ermetica dell'abate Langlet-Dufresnoy, pubblicata a Parigi nel 1742 e il Dizionario mito-ermetico di Pernety, che risale al 1787. Entrambi diffondevano abilmente la leggenda di un alchimista rosacrociano di favolosa ricchezza.

Il rituale del Cavaliere Rosa-Croce
La traccia piú nitida lasciata dai Rosa-Croce nella Massoneria è certamente quel sorprendente rituale della Massoneria templare e occultista, di cui si conoscono diciotto versioni nate tra il 1760 e il 1790, e che fu, da solo, altrettanto praticato quanto tutti gli altri gradi cavallereschi messi insieme: quel nec plus ultra della Massoneria che è poi il rituale di investitura del Cavaliere Rosa-Croce. Le condizioni della sua nascita sono note: nel corso del XVIII secolo, infatti, i membri del consiglio che dirigeva il sistema degli alti gradi, da cui deriva il celebre Rito Scozzese Antico e Accettato, tentavano, progressivamente di integrarvi le varie forme della tradizione esoterica occidentale. Cosí, nella piramide massonica, su iniziativa dei fratelli francesi, fu introdotto, tra i gradi cavallereschi, quello del tutto nuovo di Cavaliere Rosa-Croce.

Tutti i particolari della decorazione, che accompagna il grado, e del rituale ricordano il dramma di Pasqua. Sopra l'altare, un sipario trasparente rappresenta le tre croci del Calvario (quella di mezzo porta la scritta INRI, e anche una rosa), il sepolcro semiaperto della Resurrezione, uno sfondo romano (con colonne tronche e soldati). Il distintivo del grado è composto da un compasso poggiato su un quarto di cerchio; tra i bracci del compasso, una croce con la scritta INRI e una rosa.

All'apertura del capitolo, il presidente invita i fratelli a fare il segno del grado: essi incrociano le braccia, si voltano verso oriente, piegano la gamba destra. Il presidente spiega in seguito che il velo del Tempio è lacerato e la parola si è persa. Il candidato medita allora sulle iscrizioni: fede, speranza, carità e sulle lettere della parola INRI. Esse non indicano soltanto Gesù di Nazareth, re dei Giudei, ma anche il viaggio del fratello che, venuto dalla Giudea passando per Nazareth viene condotto da Raffaele. La cerimonia viene seguita, quattro volte l'anno, da una Cena mistica, detta "terzo punto di Rosa-Croce." I fratelli girano sette volte, sotto la guida del loro presidente, intorno ad un tavolo coperto da una tovaglia bianca, sulla quale è stata posta una forma di pane e una coppa di vino. Il presidente brucia poi una carta sulla quale sono state scritte le lettere della parola INRI, dicendo: "Et consummatum est". Il rituale termina con queste parole.

Il nuovo ammesso viene battezzato "principe dell'Aquila e del Pellicano". Il Cavaliere Rosa-Croce fa giuramento di "rispettare i decreti dell'Altissimo, di rendere omaggio al Supremo Architetto e di umiliarsi continuamente davanti a tutto ciò che può riprodurne l'immagine". Sul distintivo del grado figura un pellicano che nutre i piccoli col proprio sangue. Il sigillo del capitolo rappresenta una fenice che rinasce dalle sue ceneri. Ritroviamo in tutto questo le allegorie, ma anche l'insegnamento morale, cristiano e alchimistico dei manifesti rosacrociani dell'inizio del XVII secolo.

La Fratellanza dell'Ordine della Rosa-Croce d'oro
I Rosa-Croce non sopravvissero soltanto attraverso leggende scozzesi e templari e nella letteratura occulta dell'epoca. Nel XVIII secolo, i gruppi che si mettevano sotto il patrocinio della Rosa e della Croce continuarono a moltiplicarsi. Nel 1710, certo Samuel Richtter, dallo pseudonimo latino Sincerus Renatus, slesiano, cercò di creare una comunità, la cui missione fosse la preparazione della pietra filosofale, chiamata "Fratellanza dell'Ordine della Rosa-Croce d'oro".
I circoli della Rosa-Croce d'oro si organizzarono verso la metà del secolo a Francoforte, a Ratisbona, a Vienna prima di sciamare in Polonia, in Boemia, in Ungheria e perfino in Russia sotto Caterina II. Raggruppavano ricercatori di alchimia. che praticavano lo spiritismo e promettevano ai loro adepti la conquista del Vello d’oro e della fontana dell'eterna giovinezza! Siamo assai lontani dal programma serio ed equilibrato dell'inizio del rosacrocianismo. Le pubblicazioni dei membri di questi circoli incontravano grandissimo favore presso un pubblico colto, a quell'epoca curioso di tutto, sia di scienza sia di leggenda.

L'Ordine dei Rosa-Croce d'oro di Antico Sistema
Verso il 1770, in una confusione che ci viene rivelata attraverso un'enorme corrispondenza ancora dispersa negli archivi europei, sembra che i circoli rosacrociani abbiano cercato di unirsi per organizzare un vero e proprio sistema massonico e rosarociano. Nel 1774, un personaggio assai curioso, Schrepfer, figlio di un aIbergatore di Lipsia, che evocava gli spiriti dei morti, diede a due intriganti influenti, già massoni, Bischoffswerder, figlio di un ufficiale sassone, e Woellner, ex pastore, l'idea di fondare un Ordine in grado di fare concorrenza alle più potenti logge massoniche tedesche dell'epoca, e soprattutto alla Loggia-Madre nazionale degli Stati prussiani, con sede a Berlino. Essi costituirono, nel 1776, L'Ordine dei Rosa-Croce d'oro di Antico Sistema, al quale diedero una costituzione, una organizzazione molto coerente, gradi originali e una leggenda complessa. A partire dal 1777, pubblicarono opere dai titoli sensazionali che attirarono molti profani.

I gradi, l'organizzazione, la leggenda dell'Ordine dei Rosa-Croce d'oro di Antico Sistema costituivano rituali appassionanti per la storia del simbolismo. Le definizioni dei gradi erano direttamente ispirate al vocabolario dell'alchimia. L'insegnamento che veniva prodigato agli aspiranti consisteva principalmente in una rivelazione progressiva dei misteri della natura e della trasmutazione dei metalli. Gli Juniores, per esempio, scoprivano il significato delle figure del tappeto nella loggia del maestro simbolico, e delle pietre preziose del gran sacerdote ebraico, mentre i practici fabbricavano già la tintura alchimistica. I più alti gradi, i magi, acquisivano la saggezza di Mosè, di Aaron, di Hermes e anche di Hiram.

Con grande abilità, la società segreta distribuiva il potere, lo circondava di riti sapientemente orchestrati, dava ai direttori un'autorità tanto più discrezionale, in quanto era anonima. La grande maggioranza degli adepti ignorava, infatti, il numero dei fratelli e l'identità dei maestri. Gli pseudonimi erano la regola. La cellula di base è un circolo di nove membri al massimo. Vari circoli erano raggruppati sotto l'autorità di un triumvirato, che costituiva una vera e propria direzione. Tutti si impegnavano a ubbidire ciecamente agli ordini firmati dai tre direttori. Questi, a loro volta, erano sottoposti a un generalato di dodici membri, che esercitavano la direzione suprema.

La leggenda dell'Ordine dei Rosa Croce d'oro di Antico Sistema riuniva a suo profitto gli elementi più disparati della tradizione biblica, egizia, greca, persiana e cavalleresca. L'Ordine sarebbe stato fondato da un sacerdote egizio di Alessandria, di nome Ormus, che avrebbe operato la sintesi della saggezza dei faraoni, di Zoroastro, di Mosè, di Salomone, dei profeti e dei leviti. Ormus avrebbe imposto ai suoi discepoli, i Saggi della Luce, il segreto piú assoluto e avrebbe dato loro, come insegna, una croce d'oro smaltata di rosso.

Dopo la riconquista della Palestina da parte dei Turchi, i fratelli si sarebbero sparsi per il mondo e avrebbero fondato nel XII secolo in Scozia l'Ordine dei costruttori d'Oriente. Le famiglie inglesi di York e di Lancaster, pur essendo acerrime rivali, nelle loro insegne portavano ognuna una rosa, bianca per la prima e rossa per la seconda, e vi avrebbero svolto una parte molto importante.

Inutile dire che il successo fu notevole in quegli ultimi anni del XVIII secolo. Woellner si guadagnò il favore dei principi, infatuati di scienze occulte, nel Brunswick, nell'Assia, in Prussia. Scrittori e filosofi si entusiasmavano per i Rosa-Croce d'oro: tra gli altri Oetinger, Herder e Goethe. La recluta piú celebre fu Federico Guglielino di Prussia. L'ammissione del principe ebbe luogo nel castello di Charlottenburg, Sua Altezza Reale ricevette il titolo roboante di Ormesus Magnus, tre spiriti vennero ad augurargli il benvenuto, quello di Leibniz, di Marco Aurelio e del Grande Elettore. Nel 1779, i Rosa-Croce d'oro di Antico Sistema avevano a tal punto assicurato il loro successo che decisero di separarsi dalla stretta Osservanza templare L'evento fece grande clamore nel mondo massonico e politico.

La carriera del nuovo Ordine ebbe tuttavia breve durata, per iniziativa dei suoi stessi fondatori. Quando Bischoffswerder e Wollner ebbero finalmente realizzato le loro ambizioni, il primo diventò ministro della guerra e il secondo ministro di Stato, decisero semplicemente, nel 1786, di sopprimere l'Ordine. Durante quegli stessi anni, dal 1784 in poi, Goethe compose un ultimo monumento poetico, l'epopea I Misteri, che inneggiava a una fratellanza i cui sostenitori all’inizio del XVII secolo, rifiutavano compromissioni politiche di qualsiasi genere.