Economia Della Produzione - Confronto tra la Strutture Industriale dell'italia alla Fine del Facismo

Economia Della Produzione - Confronto tra la Strutture Industriale dell'italia alla Fine del Facismo

L’evoluzione della struttura industriale ed economica italiana è in gran parte dipesa da cause storiche: per questo motivo analizzando due periodi relativamente lontani tra loro come gli anni dell’Unità d’Italia e l’ultimo periodo del fascismo, si può affermare che i vari settori industriali hanno giocato un peso diverso nell’economia.

Dopo l'Unità, l'industria in Italia era arretrata e sfavorita. Il nuovo regno aveva una manodopera numerosa, ma era assai povero di minerali metallici e praticamente sprovvisto di combustibile fossile. Il mercato interno si presentava ristretto e poco stimolante essendo la società italiana fondamentalmente agricola e per di più con un’agricoltura arretrata.

SETTORE 1861 1871 1881 1938
Alimentari e Tabacco 29.3 28.4 24.8 17.1
Tessili, Abbigliamento, Pelli e Cuoio 20.7 22.4 22.9 16.5
Costruzioni 18.4 16.3 16.5 10.3
Legno 10.0 8.1 7.3 2.6
Meccaniche 12.1 13.7 15.4 19.5
Minerali e Metalli 3.5 3.5 4.2 8.1
Chimica 1.0 1.1 1.5 9.6
Elettricità, Gas e Acqua 0.5 0.8 0.9 6.2
Estrattive 2.3 2.9 3.5 1.4
Varie 2.2 2.8 3.0 8.7

Figura 1: Parziale della Tabella 2.3 (Struttura della produzione industriale in percentuale in Italia 1861-2005)

L’arretratezza è confermata dalla graduatoria che mostra come si sono sviluppati i diversi settori industriali nei decenni preunitari nei vari Stati della nostra penisola: nonostante ciò, già nel primo ventennio successivo all’unificazione italiana, c’è un aumento percentuale di produzione industriale in vari settori (siderurgico, chimico, elettrico…) a discapito di una minor concentrazione nel settore degli alimentari e del legno.
Questa tendenza trova un’ulteriore conferma nei dati del 1938: i due settori sopra citati hanno subito un notevole calo percentuale, con l’aggiunta del tessile e delle costruzioni. Invece tutti i settori riguardanti la siderurgia e la chimica sono diventati fondamentali nella struttura industriale (basti guardare l’aumento della voce “Elettricità, Gas e Acqua”, tra l’altro motivato anche dalla costituzione dell’ Agip 10 anni prima).

SOTTOSETTORI ADDETTI SOTTOSETTORI ADDETTI
Seta 200393 Molitorio 71013
Cotone 54041 Pastificio 24213
Lana 24930 Burro e formaggi 11034
Lino, canapa, iuta 12784 Liquori birra acque gassate 4297
Tessili misti 5475 Cartiere 17312
Cordami 8400 Tipolitografie 17289
Cappelli di feltro 5310 Tabacchi 15654
Metallurgia 6793 Chimico 6373
Meccanica 29854 Concerie 10734
Laterizi 35000 Calce, cemento, gesso 16000
Vetrerie 5000 Costruzioni navali 11364
Stoviglie 11000 Totale Addetti 604263

Figura 2: Tabella 10 (Numero degli addetti interni nelle manifatture e nelle fabbriche nel 1880)

Dopo l’unificazione italiana, l’industria tessile è al primo posto per numero di salariati e al secondo per il valore prodotto, eredità di un’antica tradizione che risale alle città del Medioevo. All’interno di questo settore in testa è la lavorazione della seta, specialità dell’alta Italia, organizzata in una miriade di piccole unità produttive e di piccole aziende.
La produzione della seta occupa da sola 200393 addetti e la lavorazione del cotone e della lana è il solo settore dell’industria tessile che si caratterizza per un’evoluzione verso la modernizzazione e la concentrazione. Nel 1880 la struttura produttiva è fragile e largamente dominata dal settore tessile, in particolare dal comparto della seta, il più legato al modo rurale.
In questi anni vi è la nascita di alcuni grandi impianti di produzione metallurgica, cantieristica, meccanica e chimica, che però non muta il quadro fondamentale. Infatti la siderurgia è estremamente debole.
Essa è frantumata in una moltitudine di fucine sparse che vanno a legna: la ghisa italiana ha un prezzo elevato e solo un ventesimo della modesta produzione viene trasformata in acciaio. La stessa sostanziale situazione esiste nel settore dell’industria meccanica.

INDUSTRIE 1922 1925 1929 1932 1935 1938
Alimentare 2.1 4.9 1.7 -1.9 1.9 2.8
Tessile 1.3 9.0 2.1 -9.3 2.6 2.8
Metallurgico 5.7 20.0 2.4 -12.2 13.3 9.6
Meccanico 6.6 20.4 5.5 -12.1 12.8 9.6
Chimico 7.6 17.3 7.6 -5.8 12.5 7.7

Figura 3: Produzione dell’industria manifatturiera 1922-1938 (totale dei principali comparti): tassi annui.

L’andamento dell’economia italiana nel periodo fascista è meno brillante di quanto non sia stato negli ultimissimi anni dell’Ottocento ma, finalmente, l’industria supera l’agricoltura per ciò che concerne la produzione lorda.
Nel secondario è poi ben diverso l’andamento dei singoli comparti: mentre l’espansione dei settori tradizionali (alimentare e tessile) è modesta, significativi sono i progressi nei comparti metalmeccanico e chimico, nonché in quello elettrico che tra il 1921 e il 1939 vede triplicata la potenza installata e quadruplicata la produzione di energia.
Gli attivi nei rami metalmeccanico e delle lavorazioni di minerali non metalliferi passano dal 26.2% al 33.5% del totale degli addetti all’industria manifatturiera.
Dietro questi dati quantitativi, si possono riconoscere, con un esame più attento dei cambiamenti, fenomeni qualitativamente nuovi.
Infatti si affermano definitivamente produzioni tecnologicamente d’avanguardia: forte è lo sviluppo di quella d’acciaio al forno elettrico, appannaggio di un’agguerrita imprenditoria privata i cui impianti sono localizzati nelle regioni padane.
Nel ventennio tra le due guerre mondiali si consolidò il ruolo decisivo delle società per azioni che si era delineato tra Otto e Novecento e, benché le maggiori aziende, operanti spesso in condizioni di monopolio od oligopolio, siano state protagoniste di una attività politica d’investimento e di modernizzazione degli impianti, gli incrementi della produttività oraria per addetto, soprattutto negli anni Trenta, sono stati modesti.

SETTORE 1937-39
Alimentati, bevande e tabacchi 529
Pelli e cuoio 216
Tessili e abbigliamento 889
Legno e mobili 284
Carta, prodotti di carta, stampa e industrie fotografiche 137
Metallurgiche e meccaniche 958
Lavorazione di minerali non metalliferi 207
Chimiche, gomma e derivati 179
Altre 33
Totale 3432

Figura 3: Parziale della Tabella 33 (Addetti all'industria manifatturiera in migliaia secondo i censimenti industriali 1911-1991)

Oltre all’espansione produttiva dei settori metalmeccanici, è rilevante il notevole aumento di lavoratori: guardando la figura 1, gli addetti alla metallurgia sono 6793 e quelli alla meccanica sono 29854 per un totale di 36647 di operai.
Confrontando questo valore con 958000, riportato in figura 4, è lampante l’incremento di lavoratori nel comparto metallurgico/meccanico creatosi dal 1861 al 1939.
Questa enorme differenza nell’industria meccanica è stata causata dalla domanda pubblica con scopi bellici; infatti l’Italia aveva partecipato alla prima guerra mondiale e in seguito, sotto il governo fascista, era nel bel mezzo della seconda guerra mondiale al fianco della Germania nazista.
Alla fine degli anni Trenta, la struttura industriale è notevolmente cambiata: se nei primi anni dell’unificazione italiana era basata ed aveva la maggior concentrazione di addetti lavorativi nel settore tessile, alla fine dell’epoca fascista quello principale è il settore metallurgico/meccanico.

BIBLIOGRAFIA:

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